E’ sera, ascolti, per fuggire da te, il vicino tubare del colombaccio, è estate.

E’ estate, metà anno, l’anno è un pezzetto in più oltre quell’unità di tempo che si chiama secolo, questo secolo in cui cade la tua nascita è, secondo un calcolo su cui non rifletti oltre, il ventesimo, dovrebbe differenziarsi nettamente, come sempre più spesso viene detto e scritto, da tutti i precedenti, le stelle si sono avvicinate, le mani dei viventi già stanno protese, tu diffidi di queste mani, ma altre, anche certune che stringi volentieri, mani di amici, faranno probabilmente uguale, accanto a te cresce tuo figlio, il suo occhio si spalanca ancora quando osserva il volo delle rondini, ma la rondine chissà se domani torna, altro verrà che forse ha già il suo nome, ché attorno a te cadono parole e nomi nuovi, ripetuti anche da te, li ripeti e sei straniero, eppure in parte sei ancora a casa, a casa nei pensieri che pendono su punti di rottura della tua vita, in un a casa frantumato dunque, e se ci sia qualcosa, un occhio forse che ti vede nuovamente unito, non sai.

Non lo sai, né sai perché non lo sai, in ognuno dei punti in cui si adunano i pensieri ( o quanto così chiami) questa ignoranza ti si palesa nella sua non più riconoscibile causalità, ogni volta sotto altra, benché solo confusamente delineata forma, in un baleno hai già volto lo sguardo, lo fai vagare a dritta e a manca, di qua e di là, in tutte le direzioni in cui ti sai presente, t’illudi presente, verso tutti i punti dove ti sei trovato, dove ti hanno spinto, portato, lasciato lì.

Lasciato lì? No, perché intanto ti sei alzato. Sì, ti vedi stare lì, già dalla lontananza che attraversi con la velocità del vento ti sei visibile, stai lì ben ritto e ti fai cenno, quel che succede è una spola continua tra te e te, tra te e te e te.

Te e te e te. Un viaggiare senza quiete e senza sosta dall’uno all’altro. Eppure, mentre si verifica tutto ciò, accade anche questo: è sera, ascolti per fuggire da te, il vicino tubare del colombaccio, è estate. E’ un attimo per prender fiato, largo e prolungato, nessun desiderio in te che ti sia d’ostacolo, hai gioco libero.

Paul Celan

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