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Le 5 stanze

La "mia" poesia e la "mia" e la "mia". L'epoca e le sue poemie. P.Celan

Mese

ottobre 2015

A. Artaud. Van Gogh, il suicidato della società. Nuova marchiatura.

 

2003, una dedica diretta, una scrittura familiare. Un libro letto molte volte, che ha sottolineature a penna, matita, rimandi. Un marchio a volte delicato tremolante, altre deciso, esaltato che fa vergogna. Alcune cose a distanza di anni le sottolineo di nuovo, di alcune invece non ricordo, non ne capisco il senso: perché quella parola cerchiata? e che significa quel punto esclamativo a penna verde sopra quella pagina? So adesso quello che volevo sapere? Cos’era che avevo capito? Quanto ho tenuto di quella me e quanto me ne sono allontanata?
Veronica Pinto

Foto di Man Ray
Foto di Man Ray

Nuova marchiatura

quando ho incontrato van Gogh che dipingeva, non linee e forme, ma cose della natura inerte come in piene convulsioni.
E inerti. Continue reading “A. Artaud. Van Gogh, il suicidato della società. Nuova marchiatura.”

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God is alive , magic is afoot.

 

Grazie a Xibalba per il suo articolo in Intelligenze Contemporanee

[…] La magia non è mai fuggita.
Anche se sono stati sollevati i suoi veli, il dio nudo era vivo. Anche se le sue parole sono state travisate, la magia nuda ha prosperato. E anche se è stata resa pubblica la sua morte in giro per il mondo, il cuore non ci ha mai creduto Continue reading “God is alive , magic is afoot.”

Le biglie nel naso, negli occhi

 

biglie

“Cristina la fessa! Guarda guarda, ora Cristina la scema si mette pure lo smalto!”
“Come fa ad averlo?”
“Glielo portano gli zii e pure tutti quei braccialetti. Vieni, seguimi!”
“No no, che devi fare? guarda che la Maggiore ci vede!”
“Va bene se non hai il coraggio dillo, stai qua, io vado…”
“Aspetta!”

“Ciao Cristina cretina, come va la giornata? Ma che carino, me lo fai provare?”
Le tolsi lo smalto dalle mani.
“Ridammelo e vattene o chiamo la Maggiore.” Continue reading “Le biglie nel naso, negli occhi”

Manifesto personale

Non mi considero una scrittrice, non mi considero una poeta. Non mi iscrivo più a concorsi, non prego gli/le editor* né piccoli né grandi, non me ne frega una mazza di una possibile pubblicazione. Non tento nessuna strada se non quella della scrittura.
Leggo molta poesia. Non mi affascina la critica, i saggi, le opere a più mani su vita e pensiero dei/delle poet*. Preferisco i saggi scientifici, di linguistica, filosofia. Detto questo amo scrivere, e questo è il posto che mi sono costruita e ho scelto, perché la scrittura evolve nel momento in cui si sottopone alla lettura altrui, e io ne ho bisogno. I testi sono testi, appartengono alla vita quanto al mondo della parola, e non mi voglio dilungare, chi capisce capisce. I miei limiti sono il gioco al rialzo che affronto ogni volta che mi siedo e scrivo. Non credo nel genio, nell’illuminazione, credo nel lavoro e nella fatica di tentare strade per l’espressione; sono una montanara. Non credo nei giudizi, nelle stroncature o beatificazioni di opere. Quando leggo cerco di capire e di trovare, in ogni luogo, qualcosa di bello. Non sono buona, sono una che mette insieme, cerca. Mi piace l’onestà.
Mi considero lesbica, madre, femminista. A poco a poco sempre più decisa. E nel mezzo dei molteplici significati che possono assumere queste etichette, in ognuna, so che ho molto da imparare. Non sono così forte né libera o consapevole. Non conosco mille mondi, persone, pensieri, pratiche. Ho un bagaglio ristretto di conoscenze che con impegno cerco di ampliare. E un bagaglio di ostacoli interni che cerco di saltare.
Più o meno questo è.
Veronica Pinto

Il cavallo gigante

In alexauronzo.altervista.org
In alexauronzo.altervista.org

 

Prima ancora che piantassero fiori e pomodori c’era una stalla,
era piccina e come nelle favole aveva il tetto di paglia. Lì se ne stavano le mucche e una ventina di conigli, fuori di là invece venivano ammazzati i maiali, gli stessi che i bambini, quando portavano loro da mangiare, chiamavano per nome.
La madre di mia nonna, Linda, una vecchina con i capelli lunghi fino ai piedi, era giovane allora e ogni mese correva in bicicletta fino a Belluno, perdendo tre chili e molto tempo, per portare i sacchi di farina a casa.
Quando tornava, tutti bisbigliavano: “che femena..” Continue reading “Il cavallo gigante”

Sesso libero?

Helmut Newton, Violetta Sanchez, 1979
Helmut Newton, Violetta Sanchez, 1979

 

Scopami con forza prendi ogni spazio e riempimi i buchi, di mani cazzi, di cera bollente. Tira, tirami tutte le labbra i capelli, schiaffeggia colpisci. Bendami, fatti penetrare infilare, mordere afferrare. Lascia che mi ribelli, urla guaisci, strizza fammi piangere. Continue reading “Sesso libero?”

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