2003, una dedica diretta, una scrittura familiare. Un libro letto molte volte, che ha sottolineature a penna, matita, rimandi. Un marchio a volte delicato tremolante, altre deciso, esaltato che fa vergogna. Alcune cose a distanza di anni le sottolineo di nuovo, di alcune invece non ricordo, non ne capisco il senso: perché quella parola cerchiata? e che significa quel punto esclamativo a penna verde sopra quella pagina? So adesso quello che volevo sapere? Cos’era che avevo capito? Quanto ho tenuto di quella me e quanto me ne sono allontanata?
Veronica Pinto

Foto di Man Ray
Foto di Man Ray

Nuova marchiatura

quando ho incontrato van Gogh che dipingeva, non linee e forme, ma cose della natura inerte come in piene convulsioni.
E inerti.
come sotto l’urto tremendo di quella forza d’inerzia di cui tutti parlano per mezze frasi, e che non è mai diventata tanto oscura come da quando tutta la terra e la vita presente si sono impicciate di delucidarla

Perché nessuno fino ad allora aveva fatto come lui della terra questo panno sporco, strizzato di vino e di sangue inzuppato.

Una candela su una sedia, una poltrona di paglia verde intrecciata, un libro sulla poltrona,
ed ecco illuminato il dramma.
Chi entrerà?
Sarà Gauguin o un altro fantasma?

Perchè la realtà è terribilmente superiore a ogni storia, a ogni favola, a ogni divinità, a ogni surrealtà.

Cosa che nessun pittore farà più dopo di lui,
perchè credo che questa volta,
oggi stesso,
adesso,
in questo mese di febbraio del 1947,
sia la realtà stessa,
il mito della realtà stessa,
la realtà mitica stessa, che si sta facendo corpo.

non penso più, ma dirigo ogni giorno più da vicino formidabili ebollizioni interne e vorrei proprio vedere che una qualsiasi scienza medica mi rimproverasse di affaticarmi.

autoritratto Van Gogh

se non di fatto, per uscire dall’inferno. E preferisco, per uscire dall’inferno, le nature di questo convulsionario tranquillo[..] paragonati a lui sono solo artisti, mentre van Gogh è solo un povero ignaro che si sforza di non sbagliare

E non so quanti preti criminali, sognando, nella testa del loro cosiddetto spirito santo, l’oro ocraceo, l’azzurro infinito di una vetrata per la loro mignotta “Maria” abbiano saputo isolare nell’aria, estrarre dalle nicchie beffarde dell’aria, quei colori alla buona che sono un vero avvenimento, in cui ogni pennellata di van Gogh sulla tela è peggio che un avvenimento.

Solo pittore van Gogh e niente di più,
niente filosofia, né mistica, né rito, né psicurgia o liturgia,
niente storia, né letteratura o poesia, i suoi girasoli d’oro e bronzo sono dipinti sono dipinti come girasoli e nient’altro, ma per capire un girasole in natura, bisogna adesso rifarsi a van Gogh, così come per capire un temporale in natura, un cielo tempestoso, una pianura in natura,
non si potrà più non rifarsi a van Gogh

corvi, van Gogh

Un tempo l’anima non esisteva,
lo spirito nemmeno,
quanto alla coscienza, nessuno ci aveva pensato

perchè l’umanità non vuole darsi il fastidio di vivere, di entrare in questo naturale sgomitare di forze che compongono la realtà, per trarne un corpo che nessuna tempesta potrà più intaccare.

Paesaggio di convulsioni forti, di traumatismi forsennati, come di un corpo che la febbre travaglia per portarlo alla salute esatta

l’acqua è blu,
non di un blu d’acqua,
di un blu di pittura liquida.
Il pazzo suicidato è passato di lì e ha restituito alla natura l’acqua della pittura,
ma a lui, chi gliela restituirà?

che libera il corpo dall’anima, che mette a nudo il corpo dell’uomo, fuori dai sotterfugi dello spirito.

Artaud

Io scavo, riprendo, ispeziono, aggancio e dissigillo, la mia vita morta non racchiude niente, il nulla inoltre non ha mai fatto male a nessuno, ciò che mi costringe a tornare dentro, è questa squallida assenza che passa e mi sommerge, a intervalli, ma ci vedo chiaro, chiarissimo, anche il nulla io so cos’è, e potrei dire che cosa c’è dentro.

Parliamo pure
della buona salute mentale di van Gogh
il quale in tutta la sua vita
si è fatto cuocere solo una mano e non ha fatto altro per il resto che mozzarsi una volta l’orecchio sinistro
in un mondo
in cui si mangia ogni giorno vagina cotta, o sesso di neonato, flagellato e aizzato alla rabbia nel momento preciso della sua uscita dal grembo.
Non è un’immagine, è un fatto.

Le cose vanno male perchè la coscienza malata ha un interesse capitale attualmente a non venir fuori dalla propria malattia.

(l’erotomania) un rito accuratamente mantenuto e ripetuto ogni giorno sulla terra intera e che assume in numero, importanza intensità e quantità un’importanza infinitamente più grande di tutte le ricerche degli scienziati sull’uranio, sull’elio, sulla bomba atomica, sull’elettricità atomica, o di quelle dei medici, psicologi e psicoanalisti dell’inconscio
E conosco più di uno scienziato russo e americano che ha trovato durante un’orgia la soluzione di tanti problemi elettrici e atomici
sin lì assolutamente impenetrabili.

vangogh_vento

van Gogh non è morto per uno stato di delirio proprio ma perché è stato corporalmente il campo di un problema attorno al quale fin dalle origini si dibatte lo spirito iniquo di questa umanità,
quello del predominio della carne sullo spirito o del corpo sulla carne, o dello spirito sul corpo.

ma van Gogh era un vecchio shock, uno di quei traumi rientrati che girano a vuoto con tutto il loro corpo di uomini finchè non trovano l’uscita in cui saltare

è il mio e sono io
non è un elemento mentale

sintesi eliminatrice
decantare,
trarre il particolare dal generale dopo aver generalizzato i particolari.
Faccio questo peccato in generale, uno lo fa nel proprio intimo, l’altro in un studio privato

Organista di una tempesta bloccata, e che ride nella natura limpida, pacificata tra 2 tormente, una natura che però, come lo stesso van Gogh, mostra palesemente d’essere pronta a scapparsene

vuol dire che il re van Gogh non ebbe mai paura della guerra per strappare il vivere all’esistere. Perchè tutto può esistere certo, senza darsi il fastidio di essere, e tutto può essere senza darsi come van Gogh il fastidio di splendere e sfolgorare.

Questo viso tutto spigoli, tagliato a mannaia, che sembra avanzare per divorarvi
e poi nel momento in cui la stretta sta per richiudersi
si nota lo sguardo sospeso, girato dall’altro lato, che van Gogh dunque dipingendosi, non aveva mancato di analizzare, di notare.
Sì, sì, non cerco di brillare né di vedere se brillo, ma di realizzare l’opera, dopo non c’è più niente.

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