vetro rotto

Al buio per ore si possono fare molte cose. Nel magazzino alternavo sogni ad occhi aperti, sedute di masturbazione di sfogo accompagnate da fantasie erotiche più o meno plausibili, riletture di testi tenuti a memoria, pensieri circolari ridondanti, attenzione al corpo, al respiro, osservazione più o meno partecipe del freddo che entrava dalla finestra rotta, tante lacrime, orgasmi, sorrisi. Tutto al buio, nella mia ora di libertà che non voleva mai cedere al sonno.

Memoria:
Perchè tu non avrai avuto pietà di nessuno e non ci sarà più nessuno di cui aver pietà.
S. Beckett

E forse tu vieni/ e forse sei andato/ e forse hai ragione/ e forse hai torto/ Puoi essere uno e puoi essere due/ e potete essere tre/ e non so come mai/dopo tutto questo che hai vissuto/sia ancora lo stesso.
Byte Rugginosi: Luci e Ombre del Cyborg

Come dei mantra.

Di giorno la lingua degli altri era un magma oscuro dal quale eruttavano sfolgoranti scintille di significati noti, Hola, Que tal, Bueno e poco altro, per il resto rumore veloce, borbottii senza forma. In tutto questo nonsenso, cresceva in me un amore di tenerezza verso quell’uomo marocchino chiamato el Morito, che alle 6 di sera, ogni giorno, veniva a prendersi il caffè. Sedeva quieto, si muoveva lentamente sfogliando il giornale, sembrava non capire nulla e non curarsene affatto. Ci sorridevamo, io dietro al bancone intenta a decifrare quel mio nuovo mondo, silenziosa e assorta come se avessi potuto comprenderlo d’un sol colpo, in un momento esatto che aspettavo, tenendomi pronta.
Una gatta e la sua mosca.
Lui al suo tavolino, bevendo a piccoli sorsi il caffè e la vita che gli era intorno, serafico, leggero e amabile. Uno che ne sa tante.
Ci vollero molti di quegli sguardi prima di salutarci e di diventare amici.

Di notte il mio mondo interno prendeva le stesse forme di quel magma linguistico. A volte camminavo verso il mare di fretta, fumavo nervosa poi correvo tra le vie del quartiere, come se qualcuno mi stesse aspettando, a letto, in quelle stanze dove c’era la luce. Altre volte sporgevo appena il naso da sotto al piumone boccheggiavo prima di rituffarmi e lasciarmi morire dalla stanchezza, consolandomi, accarezzandomi pigra solo per arrivare alla meta, perdere un po’ il respiro e dormire in fretta. Altre notti mi ascoltavo scrivere a mente, prendevo note e vivevo di colpe.

Dagli scritti: Nella mia testa i colori amaranto e indaco. Odori che sto cercando di decifrare, uovo che si mescola al rum, che si mescola ad altro. Qualcuno che dice: ti senti libero perchè hai passato l’estate in spiaggia, e ancora rumore di vino, bicchiere mezzo pieno mezzo proprio, bicchieri rotti a tre quarti, rumore di vento, sta forse per piovere, di fortuna spente, di gente, di me che scrivo, ticcheti ticcheti, per chi? Perché? Rumore di alienazione, di ubriachi e incazzati, e rumore rumore rumore ripetuto fino a perderne il concetto. Mentre dio sta cuocendo gli intestini degli infedeli all’inferno in Iraq. Dalla notizia.
E niente che io possa fare per impedire nessun tipo di massacro, mai. Assolutamente niente, mai.

Perché tu non avrai avuto pietà di nessuno e non ci sarà più nessuno di cui aver pietà. Perché tu non avrai avuto pietà di nessuno e non ci sarà più nessuno di cui aver pietà.

No, Beckett no. Basta!
Dormi ora. Dormi anche tu. Non si chiama pietà. Non ho nessuna pietà.

Veronica Pinto

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