MDP https://domobius.wordpress.com/
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Un viale alberato alberato, ombroso.
Tenevo la faccia schiacciata al finestrino
e guardavo: “Come sono grandi e come corrono!”
Alcuni rotolavano, cadevano male, li sentivo urlare,
alcuni li vedevo solo sradicarsi e poi sparivano.
Altri sprofondavano, lasciavano in terra solo una grand’aria e polvere…
e con quella falcata come picchiavano le radici sulle pietre! Quasi a romperle.
Come battevano, ululando un ritmo che seguivo picchiettando con l’indice sulla mia testa…
Alcuni dai buchi nei tronchi lasciavano volare via le foglie più stanche…
“Ci ricopriranno e non potremo proseguire!
Fermeremo la macchina e resteremo qui, a levare le foglie
dai vetri, dal cofano, da adesso fino alla fine del mondo.”
Altri lanciavano scoiattoli e larve, ne seguivo il volo sporgendo la testa finché potevo, con gli occhi aperti come fossero mani pronte ad accoglierli.
“Come corrono, come corrono! Quasi volano!”
Il vetro del finestrino s’era fatto scivoloso, denso di vapore.
Sentivo dolore, mi controllai se per caso, fosse mai,
avessi un arto amputato da qualche parte nel corpo ma non vidi niente di strano:
nessuna pozza di sangue, quella non era la morte, mi stavano semplicemente lasciando:
al caso, al meglio, alla vita, alla vostra!
Nulla che potesse impedire al mio cuore di continuare a battere.
Le lacrime cadevano dall’alto del finestrino:
“Non sono io, la pioggia mi è entrata dentro per sbaglio,
come quell’ape in camera!
Ora vuole solo uscire. Tra un minuto se ne andrà.”
Ah quanto vapore! Ma la nuvola già s’affrettava a dileguarsi.
Non c’era tempo.
Scrissi: “CIAO”, accanto alla scritta una faccia mi sorrise.
La macchina si fermò e gli orsi bianchi
sdraiati ai lati dell’edificio mi fecero un inchino,
la macchina ripartì, il cancello si spalancò da solo.
Gli alberi giacevano in fila ora immobili.
Non li vidi correre per anni.

*
All’entrata un cartello, con su scritto a lettere d’argento:

“Ogni cosa prima o poi si lascia,
qui si possono lasciare i bambini.
Se li si lascia qui non accadrà loro nulla di male,
saranno lavati e vestiti, potranno mangiare e giocare.”

E sotto a matita: Sto Cà. Paraponziponzipà.

E dentro nel cervello:

“Se li si lascia qui
quando cresceranno porteranno i loro corpi
di casa in casa, di persona in persona,
come amuleti in attesa di valore
che non sanno più a chi appartengono.
Visiteranno molti bei luoghi,
e infine si ritroveranno qui.

Perché questo è il posto dove si lasciano i bambini per sempre.

Chi per primo li lasciò, lanciò loro una maledizione:
non potranno mai vivere altrove.
Se se ne andranno, torneranno.
Chiedete ai molti bambini lasciati
che vagano senza meta o pensano di fuggire,
chiedete anche ai ribelli, ai disertori del passato
chiedete loro quale sia il loro posto…
vi indicheranno tutti la strada per arrivare qui.”

Veronica Pinto

Grazie a Mattia per il bellissimo disegno.

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