Ora, vorrei essere seria, davvero, ma a me la parola “fattaccio” ha sempre fatto un po’ ridere. Sono fatta male, come sono fatta male! (Cit.)

Cara Alessandra le scrivo in risposta al suo commento qui.  Mi spiace che sia esterrefatta, provo a spiegarmi. Non ho nessun problema nella vita a fare un passo indietro e ad ammettere i miei sbagli, quand’è. Ma ho dei dubbi e vorrei chiarire la situazione prima di prostrarmi e omaggiare con le mie scuse il signor Italo Bonassi.

Giro per i blog perché mi piace leggere poesia e ho incontrato il blog di Italo B. in una di queste ricerche. Alcune di queste mi sono piaciute talmente tanto che ho deciso, assecondando la mia naturale istintività, di seguirlo. Com’è d’abitudine, la visita viene ricambiata e il signore è entrato in questo mio spazio per dare un’occhiata.

Qui io scrivo poesie, mie e che mi piacciono, scrivo anche cazzate, poche volte, perché quelle mi piace di più condividerle  con gli/le amic* in carne e ossa. Il testo, chiamiamolo testo, la cazzata, sulla quale il signor Italo B. ha focalizzato la sua attenzione commentando, è stato Matrimonio per tutt*, qui. Il commento si vede sotto ma lo riporto, testualmente: “versi moto forti, proprio come piacciono a me. Da leggere più volte e meditarci sopra, Italo”

Ora, io non so lei, ma per comunicazione spicciola, se io dico due frasi scherzando, e mi si risponde in questo modo, dovrei o pensare che la persona non capisce la differenza tra una cazzata e dei versi, quindi dargli del* cretin*, oppure pensare che sta facendo sarcasmo, e che guarda caso la sua attenzione si concentra proprio su quell’articolo lì.

Se c’è una cosa che mi viene male nella vita è pensare che gli/le altr* siano scem*, quindi sono passata alla seconda ipotesi. E quando è arrivato poco dopo il commento alla mia poesia Vent’anni dopo, l’onda mi sembrava la stessa.

Non potendo esserne certa però, ho invitato il signor Italo B. a esprimere il suo pensiero più chiaramente. Gli ulteriori suoi commenti, due per la precisione, erano un po’ sopra le righe, un pelo pelo aggressivi, quindi ho deciso di non pubblicarli. Perché comunque questo rimane il mio piccolo spazio e vorrei che dentro ci fossero cose belle. Mi sento di preservarlo, lei non preserva il suo?

Il signore poteva dire già giorni fa: “ma guarda, ti stai sbagliando…”, io avrei fatto il mio passo indietro, mi sarei scusata per il fraintendimento e bon, sarebbe finita lì, invece no.

La comunicazione in rete è molto più difficile, non abbiamo le facce a far vedere che ridiamo o siamo seri, non abbiamo i toni, le espressioni, dobbiamo affidarci alle parole. E per poter essere comunicativ* e dialogare con gli/le altr* dovremmo essere più attent* alla delicatezza, alla chiarezza, a togliere il dubbio, non a lasciare che si insinui.  E’ troppo facile dire quello che si pensa, sia esso negativo o positivo, senza pensare a cosa può arrivare al* nostro interlocutor*. A non capirsi, a parlare da sol*, non ci vuole scienza. E’ troppo facile anche, lasciare che la comunicazione vada da sé, pensando che sia una cosa naturale, che non abbia bisogno di attenzioni, di cura.

Detto questo, ringrazio entrambi, e senza sarcasmo, perché era da tanto che volevo dire quello che ho detto e alla fine questa possibilità è venuta dal “fattaccio”.

Scusate ma l’ho scritto prima, a questa parola perdo quei pochi lampi di serietà. Speriamo che il ddl Cirinnà passi Alessandra così ci possiamo sposare e continuare a litigare.

E modestamente credo che questa frase sopra, fra 100 anni, la studieranno i/le ragazz* a scuola. Mi suona!

Nel frattempo aspetto un commento del signor Italo B.

In montagna da me, si usa molto la parola  “creanza” , mi piace tanto, speriamo che lui ne faccia uso e sarò felice di pubblicare i suoi commenti.

Veronica Pinto

 

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