Cortometraggio-Lo-Spaventapasseri-di-R-Singlintico

Tempo fa sognai dei corvi, venivano in molti, tutti da me.
Mi presero con il becco per sollevarmi in aria.
Durante il volo non ero rilassato, pensavo che volessero mangiarmi e gridai,
per mezzo sogno, mezzo volo, a squarciagola gridai.
Un corvo mi gracchiò contro qualcosa in una lingua che non capii.
Riuscì ugualmente a farmi stare zitto.
Metà notte, metà viaggio lo feci in silenzio.
E volando portato da migliaia di corvi neri guardavo giù
e vedevo uomini, per niente diversi da tutti quelli già visti, simili a me
ma con dei visi, e certi corpi e quegli sguardi freddi da bottone.
Sempre immobili al vento.
Uomini di pezza con cappelli taglienti e labbra sangue amaranto.
E mi misi paura, profondamente, di tutto quello che ero,
che erano, del fatto che stessi lì a guardarmi, a guardarli da lassù.

Il saggio corvo, vedendomi terrorizzato,
a quel punto cambiò lingua e in veneto mi disse:

“Vardali!
Ogni ota che ‘l vento sofea
luore sta. Ferme!
Sote la pioa o quan che tempesta
luore no varda mai ‘n auto
te sos solo tu che te dondolee e te treme
por çerte robe da nuia.
Noi, de te, no podon avè paura
e chesto vo dì che te fei mal ‘l to laoro.
Magnon sempro dal to ciampo
porcè che no te vede nuia!
Te te volte da chel’autra e te varde ‘l saroio!
No te sos bon a spasemà gli ausiei
ma te sos na braa bestia
por chesto che t’ensegnon a zolà
te vies come un de noi.”

*Guardali!
Ogni volta che il vento soffia
loro stanno. Fermi!
Sotto la pioggia e quando grandina
non guardano mai in alto
sei solo tu che dondoli e tremi
per certe cose da nulla!
Noi, di te, non possiamo avere paura
e questo vuol dire che fai male il tuo lavoro.
Mangiamo sempre dal tuo campo
perché non vedi niente!
Ti volti dall’altra parte e guardi il sole!
Non sei capace a spaventare gli uccelli
ma sei una brava bestia
per questo t’insegneremo a volare
diventerai uno di noi.”

Mi svegliai in estasi e controllai. Ma mi trovai come sempre:
spiumata e incapace di volare.
Solo negli occhi qualcosa era cambiato:
un’incolmabile distanza da me stessa e da tutti.
Una lontananza tanto solida, materiale,
così dura, faticosa da sfondare, che mi caddero le ali,
strinsi gli occhi, e sperai di non aver mai più bisogno di dormire.

Veronica Pinto

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