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Nella mia testa queste Conversazioni dovevano finire nel racconto lungo Storia di un Viaggio. Ma dato che non lo finirò mai ritorno al progetto originario.

15 anni fa  erano 10, ora sono ridotte alla metà, e devo ringraziare il mio amico Elia Billoni/Dino Fumaretto che le ha conservate per tutto questo tempo.

Per un periodo abbastanza lungo ho vissuto a Barcellona e ho condiviso quel pezzo di vita e la casa con Santi. Io ero una ragazzina che giocava a fare la cinica, stronzetta,  e insicura. Lui era un ometto impaurito, geniale, con mille problemi e la convinzione d’essere perseguitato dal mondo, dalla mafia cinese, dalla mafia siciliana.

Quando ci siamo conosciuti non credevo di certo che sarebbe stato per me il simbolo dell’amicizia più forte che abbia mai potuto stringere con qualcuno. Ci adoravamo. Ci siamo feriti a morte. Eravamo spietati l’uno nei confronti dell’altra, eravamo stronzi sì ma puri, non ci facevamo sconti. Lui suonava una chitarra con tre corde e io facevo disegni orribili che nessuno giustamente comprava. A casa guardando i guadagni ridevamo come scemi.

Crescendo mi sono sentita molte volte in colpa per tutte quelle mille volte in cui l’ho cazziato, sminuito, costretto a uscire, preso per il sedere per il suo mondo immaginario. Per averlo costretto ore a seguirmi mentre razionalizzavo per lui, per aver voluto che diventasse come me, per averlo considerato debole, malato. Per aver desiderato con tutta me stessa di essere la sua Salvatrice.

Tutto quello che lui diceva a me di me, quello che faceva per ferirmi, per mettermi alla prova, in fondo, non era tanto crudele. A volte mi giustifico e dico: era un vortice, era un vortice, se non avessi messo le distanze mi avrebbe ingoiato nei suoi problemi! Mah, non so, aldilà delle giustificazioni, ero piccola, incasinata come lui… è andata così, ci siamo stra-amati lo stesso.

Quando ci siamo separati piangevamo come vitelli. Io presi la nave e tornai alla mia vita. Lui restò a Barcellona ma non aveva più soldi per l’affitto e girò un bel po’ fino a quando non lo vennero a riprendere per segregarlo a casa sua.

Quelle che seguono sono un nostro progetto: chiesi a Santi se potevo prendere appunti mentre parlavamo e poi rimaneggiare il materiale. Passammo mesi al telefono, ci mancavamo.

Queste Conversazioni sono per Santi.

Con tantissimo amore.

Veronica

 

 

Conversazione ottava: uomo che studia uomo

Tu, essere di una vivente come stai?
Per colpa della mia geometria ho un debito con il mio spirito
oggi potrò spaziare solo da satira a satira.

Ho anche una radio in virus ogni giorno.
Quando hai un virus dentro tu
per capire come si fa a togliere dovresti stare
ventiquattr’ore su ventiquattro con me. Sennò come fai?

*

Questa è l’adrenalina. Io ti sto ascoltando che scrivi
e penso al lettore che lo leggerà
e lo metterà subito tra le cose deprimenti.

In una società minata così come questa psicomafiosa
potrai scrivere come vuoi ma ti studieranno sempre
e sapranno per loro dove vai a finire
pure se non vuoi finire.

C’è sempre un altro che ti guarda e ti studia
e se sei fortunato ce n’è solo uno.
Io oggi così, mi sono dimenticato la luce accesa
e loro hanno pensato
che fosse un tranello per farmi vedere,
che chissà? Magari ero lì dov’era la luce
e invece ero nascosto al buio.

*

Santi agli sgoccioli! Il mio corpo ha 20 kg meno.
Meno, meno che?

Ci furono momenti in cui la mia sacca intestinale
conteneva liquidi antinfettivi
per difendersi da questi assalti sguardi.
Devo concentrarmi
qua c’è Allallà che mi esce ogni secondo dalla testa!

Tutti gli esseri umani sono perseguitati, l’essere umano
se si osserva bene allo specchio o osservato da un obiettivo
già si sente perseguitato, puntato.
Solo che si sono divisi a gruppi.

Uomo che studia uomo. Sì, ma è difficilissimo!
Meglio allora gruppo che studia gruppo. Loro lo sanno.
Così non sono soli, sì, così sono felici.

Veronica Pinto

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