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La Sorella  Maggiore mi tagliò tutti i capelli.
Allo specchio in confidenza dissi: sono Luca.

Io sono Luca, quando gioco a calcio con gli altri bambini loro mi danno un nome diverso, quello di un calciatore antico e romano che ai suoi tempi faceva molti goal.
Quando sto davanti al portiere mi blocco un istante, vorrei essere in lui,
per riuscire a parare la stessa palla che lancio.

Eppure in un mondo in cui non è dato di toccarci veramente,
in cui la distanza che ci separa anche quando siamo stretti stretti
è quell’impercettibile a cui rifiutiamo di credere, io sono io e lui è lui.
Così segno.
“Bravo sPruzzo! Viva sPruzzo! Grande sPruzzo!”
Come nei sogni erotici di un sedicenne, tutte le loro mani toccano il corpo di sPruzzo, mani entusiaste.

Io sono chi voglio, io, sono Luca.

Il nome è tutto, è l’Importante, questo ho capito:
di Lucia il mondo sorride, di Luca ha timore.
Il suo desiderio impera e lui ha il dovere di soddisfarlo.
La sua mente se vacilla lo fa solo dondolando,
un po’ a destra un po’ a sinistra, non c’è pericolo che si ribalti…
come una grande brocca di ceramica dal ventre gonfissimo,
con tutta quella superficie d’appoggio che si ritrova
se cade è davvero strano!

Il mondo così com’è, con i suoi ordini, le sue gerarchie,
è la sua enorme superficie d’appoggio, para le sue cadute, fa diventare potente ciò che non è.

E’ chiaro, non ha mai visto il nulla cosparso di briciole di pane,
che sono quelle che ti dovranno sfamare e indicare la via al tempo stesso.
O quei profondi laghi abbracciarsi alla terra ferma
tenendosi uniti con le sole forze di un rigagnolo d’acqua, sospeso nel vuoto.
Non ha mai camminato lì sopra alla cinque del mattino
e il mondo non può dire di averlo visto, se non sempre con gli occhi suoi.

Ma io che solo da poco mi chiamo Luca, ancora non ho dimenticato.

Come la superficie di questo spazio in cui mi muovo non sia affatto di gomma,
come dopo il salto non ci sia niente e nessuno a cui tenersi,
e come il rigagnolo d’acqua che ti unisce agli altri ti possa venire a mancare improvvisamente sotto i piedi.

“Dammi la mano, ti faccio vedere, fidati.”
“La tua mano è una finzione. Non esiste adesso, qui, dove mi trovo.”
“Tu hai solo paura.”
“Se fossi qui con me ti vedrei tremare.”

Veronica Pinto

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