oppezzo

 

A volte qualcuno deve raccontarci la nostra storia.
Dobbiamo sentire che qualcuno la sa, quindi è vera,
deve rivolgersi proprio a noi, così capiamo: è nostra.
Ascoltandola possiamo giocarci come se fosse la storia di un qualsiasi sconosciuto al mondo: manipolando, scambiando i tempi, i pezzi da lontano, solo per il gusto di spezzare le linee;
ridendo o facendosi un caffè nel momento più tragico,
provando pena per quel guasto amore, quelle piccole epopee personali, quei lampi di gioia tanto uguali a tutti, tanto banali.
Ma qualcuno lo deve fare al posto nostro, con i propri tempi, la propria voce.
Noi possiamo finalmente ascoltare, accarezzare con tenerezza, insultare con passione, disapprovare scelte, sminuire ingigantire sensazioni. Come se niente di quello che ci viene detto ci appartenesse, come se avessimo vissuto d’altro fino a quel momento, da spettatori.
Non si riesce a farlo da soli. Qualcuno deve parlare.

Veronica Pinto

 

La Grande Paura, Piera Oppezzo

La storia della mia persona
è la storia di una grande paura
di essere me stessa,
contrapposta alla paura di perdere me stessa,
contrapposta alla paura della paura.

Non poteva essere diversamente:
nell’apprensione si perde la memoria,
nella sottomissione tutto.

Non poteva
la mia infanzia,
saccheggiata dalla famiglia,
consentirmi una maturità stabile, concreta.
Né la mia vita isolata
consentirmi qualcosa di meno fragile
di questo dibattermi tra ansie e incertezze.

All’infanzia sono sopravvissuta,
all’età adulta sono sopravvissuta.
Quasi niente rispetto alla vita.
Sono sopravvissuta, però.
E adesso, tra le rovine del mio essere,
qualcosa, una ferma utopia, sta per fiorire.

Piera Oppezzo

Stasera una delle mie storie me l’ha raccontata lei.

 

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