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Per Beatrice, che mi ha insegnato.

Che è lei lo vedo
sono suoi quegli occhi
il naso, e sua è quella linea
che le ferma il viso.

Ma a un certo punto d’improvviso
è un treno che si allontana correndo
una macchina che non parte
un cane che scodinzola.

Se appena chiudo gli occhi
la vedo bene.
Ad occhi chiusi è una donna:
racconta storie di rane in fuga
e gatti golosi.
Al buio è chiara, definita.

E’ appena li riapro che
non è più lei
ma un fiume calmo
che scende sinuoso
un contadino assetato
una valigia piena di vestiti.
E’ lei quel lampo che esplode ora
nel cielo.

Ecco: da quel ponte
scorgo un occhio
tra i fili di un reticolato, due dita.
Ora ritorna
con sopracciglia e denti
con labbra e occhi
solo il suo viso.
Una donna: racconta di mari in tempesta
e bambine ubriache.

Ma è una questione di istanti
perchè in mezzo alle onde
una nave va a picco
e le sue mani bianche sprofondano giù.

Dove mi ha portata non c’è
che legno ed acqua
ed un fuoco che lentamente si spegne.
Lei è lì:
legno, fiamma, soffio.

Veronica Pinto

 

Lucia Daniele, “La Matita”, Poesia in LIS

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