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Mi ricordo di giorni incredibilmente felici. Ogni volta che siamo insieme in macchina con la musica a tutto volume, quando la vedo ballare in camera, mentre percorriamo i labirinti della cattedrale di Chartres. Ma tutto può cambiare da un momento all’altro. Tutto cambia definitivamente quando lei mi annuncia che a quarant’anni si suiciderà. Un anno fa passava il Natale con P e M. Ora porta, dice, un figlio morto sulla schiena. Passeggia con questo peso come le madri antillane di Barbés, solo che suo figlio, quello di P, è morto. Porta un minuscolo cadavere attaccato alle spalle. Potrei sprofondare ma non lo faccio. Potrei abbracciarla teneramente, ma non lo faccio. I am not a rockstar.  Lo stress altera i livelli ormonali. Il testosterone modifica la resistenza allo stress. Ho bisogno di farmi, ma ho già superato i 250 milligrammi della settimana.

Chiudo i canali del pensiero periferico, evito la cognizione nefasta: se volesse veramente suicidarsi non aspetterebbe di avere quarant’anni per farlo. Quid moraris emori. Il suo suicidio è nato morto, come il figlio con P. Il suicidio differito si chiama depressione. Se  ha una data e un rituale è perché la vita ha ancora senso per lei. Perchè è VD. Se no si suiciderebbe oggi stesso. Stasera. qui, a Vauvert, in mezzo alle paludi della Camargue. E io me la prenderei definitivamente in culo.

Aprirei la finestra per far entrare il Mistral, aprirei i rubinetti dell’acqua calda nella vasca da bagno, aprirei una confezione di Lexomil, mi farei un’ultima dose di T, aprirei la bocca per bere, aprirei l’esofago per deglutire, aprirei le vene che portano al cuore, aprirei le cellule per lasciar entrare il veleno, aprirei le catene di carbone e di sodio, i recettori di oppiacei. Per lei, si aprirebbero i canali che portano l’anima fino alla terra dove vivono i morti e il suo figlioletto appena neonato, uscirebbe a riceverla. Sarebbe un finale sublime per questa storia, ma lei vuole farci aspettare altri quattro anni. Allora sarà troppo tardi. Difficile est longum deponere amorem.  Non voglio ascoltarla. Non voglio sentire le merdate che mi deve raccontare su P, sul figlio morto, sulla sua incapacità di provare amore per me e per chiunque non sia quel piccolo cadavere. Non voglio. Voglio solo che vada a fare in culo, che andiamo a fare in culo, che ci rompano il culo a tutti e tre, a lei, a me e al bimbo morto.

P.B. Preciado Testo Tossico, pag.228-230

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