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[…]Perciò è meglio parlare 

Ricordando

Che non era previsto che noi sopravvivessimo.

Audre Lorde. Litania per la Sopravvivenza.
Ci sono poesie che ti prendono per i capelli e ti alzano, ti riportano in vita. Questa è la mia. L’avevo scritta su un pezzo di carta e messa vicino al letto, la leggevo e la ripetevo spesso ad alta voce, come una vera e propria Litania. Ci sono stati molti autori che mi hanno dato la forza in tante situazioni, ma lei mi ha raccolta e rimessa in piedi, e dopo avermi tirata su mi ha dato una voce. Che ora la senta flebile non deve importare, ci tocca, prima o poi, di dover riportare alla memoria come eravamo, le nostre conquiste, chi siamo  diventate. Chi ci opprime da dentro di noi, deve essere messo a tacere molte volte nel corso di una vita, non si può vivere mai con la certezza di essersene liberate, una volta per tutte.

La poesia non è affatto un lusso.

“La qualità della luce attraverso cui scrutiamo le nostre vite è in rapporto diretto con il prodotto che viviamo e con i cambiamenti che speriamo di apportarvi attraverso queste vite. All’interno di questa luce formiamo le idee mediante le quali perseguiamo il nostro magico e lo rendiamo reale.
E’ la poesia come illuminazione, perché proprio tramite la poesia diamo un nome alle idee che – prima della poesia – sono senza nome e senza forma, non ancora nate, ma già sentite.
Questa distillazione dell’esperienza, da cui scaturisce la vera poesia,
genera il pensiero
come il sogno genera il concetto,
come il sentimento genera l’idea,
come la conoscenza genera (precede) la comprensione.
Se impariamo a sostenere l’intimità di questo scrutare e a prosperarvi dentro,
se impariamo ad usare i prodotti di questo scrutare finalizzandoli al potere entro la nostra vita,
le paure che governano le nostre esistenze e che formano i nostri silenzi cominciano a perdere il loro controllo su di noi.
Ciascuna di noi, in quanto donna, ha dentro di sé
un luogo scuro dove ha origine la nostra vera anima nascosta e in crescita,
“bello/ e coriaceo come una castagna/ barriera contro il n(v)ostro incubo di debolezza” (1) e di impotenza.

Questi luoghi di possibilità dentro noi stesse sono sicuri perché sono antichi e nascosti; è grazie a quell’ oscurità che sono sopravvissuti e si sono rafforzati.
In questi luoghi profondi, ognuna di noi mantiene una incredibile riserva di creatività e di potere, di emozione e sentimento inesplorati e negletti.
Il luogo della forza di donna entro ciascuna di noi non è né chiaro né in superficie; è scuro, è antico, ed è profondo.
Se consideriamo la vita, alla maniera occidentale, solo come un problema da risolvere, ci affidiamo unicamente alla nostre idee per liberarci, perché i padri bianchi ci hanno detto che le idee sono preziose.
Ma se entriamo in maggiore contatto con la nostra antica, non occidentale coscienza della vita come situazione da sperimentare e con la quale interagire, impariamo sempre più a nutrire i nostri sentimenti e a rispettare le fonti nascoste della nostra forza da cui proviene la vera conoscenza e quindi l’azione duratura.
In questa fase, credo che noi donne portiamo dentro noi stesse la possibilità di fondere questi due approcci così necessari per sopravvivere, e che arriviamo più vicino a questa combinazione nella nostra poesia. Mi riferisco qui alla poesia come a una rivelatrice distillazione dell’esperienza, non allo sterile gioco di parole che, troppo spesso, è servito ai padri per distorcere la parola poesia, allo scopo di coprire un disperato desiderio di immaginazione senza visione interiore.

Per le donne, dunque, la poesia non è un lusso. E’ una necessità vitale della nostra esistenza.
Essa forma la qualità della luce entro la quale affermiamo le nostre speranze e i nostri sogni in direzione della sopravvivenza e del cambiamento, prima attuato nel linguaggio, poi nell’idea, poi in azione più tangibile.
La poesia è il modo in cui contribuiamo a nominare ciò che è senza nome, in modo che possa essere pensato.
I più lontani orizzonti delle nostre speranze e paure sono pavimentati con le nostre poesie, scalpellate dalle rocciose esperienze delle nostre vite quotidiane.
Se diventano conosciuti e accettati da noi, i nostri sentimenti e l’onesta esplorazione di essi diventano santuari e terreni di coltura per le idee più radicali e audaci.
Diventano un rifugio per quella differenza così necessaria al cambiamento, e per la concettualizzazione di ogni azione significativa.
In questo momento potrei nominare almeno dieci idee che avrei trovato intollerabili o incomprensibili e spaventose, se non mi fossero venute dai sogni e dalle poesie. Questa non è vana fantasia, ma disciplinata attenzione al vero significato di “lo sento giusto per me”.
Possiamo allenarci a rispettare i nostri sentimenti e a trasporli in linguaggio in modo da poterli condividere. E se quel linguaggio non esiste ancora, è la nostra poesia che aiuta a modellarlo. La poesia non è soltanto sogno e visione;
è la struttura architettonica delle nostre vite.
Getta le fondamenta per un futuro di cambiamento, un ponte attraverso le nostre paure di ciò che non è mai stato prima.

La possibilità non è né eterna né immediata. Non è facile mantenere la fiducia nella sua efficacia. Talvolta possiamo lavorare a lungo e duramente per costruire un argine di vera resistenza ai crolli che ci aspettiamo di vivere, solo per vedere questo argine assalito o minacciato dalle fandonie che siamo state socializzate a temere, o dal ritiro di quelle approvazioni che siamo state ammonite a cercare per essere sicure. Come donne ci vediamo sminuite o ridotte da accuse falsamente benevole di infantilismo, non-universalità, mutevolezza, sensualità. Nessuno fa la domanda: Sto alterando la tua aura, le tue idee, i tuoi sogni, oppure ti sto semplicemente spingendo ad un’azione temporanea e reattiva? E sebbene quest’ultimo sia un lavoro da poco, deve essere considerato entro il contesto del bisogno di una vera alterazione delle fondamenta stesse delle nostre vite.
I padri bianchi ci hanno detto: penso, dunque sono.
La madre Nera dentro ciascuna di noi – la poeta – sussurra nei nostri sogni: sento, dunque posso essere libera.
La poesia conia il linguaggio per esprimere e autorizzare questa esigenza rivoluzionaria, l’adempimento di questa libertà.

Comunque, l’esperienza ci ha insegnato che l’azione nel presente è anche necessaria, sempre. I nostri figli non possono sognare se non vivono, non possono vivere se non vengono nutriti, e chi altro fornirà loro il cibo concreto, senza il quale i loro sogni non saranno diversi dai nostri? “Se vuoi che un giorno cambiamo il mondo, noi dobbiamo almeno vivere abbastanza a lungo da crescere!”, gridano i figli.
Talvolta ci droghiamo con sogni di nuove idee. La testa ci salverà. Solo il cervello ci renderà libere. Ma non c’è nessuna nuova idea ancora in attesa dietro le quinte per salvarci come donne, come umane. Ci sono solo idee vecchie e dimenticate, nuove combinazioni, estrapolazioni e riconoscimenti dall’interno di noi stesse – insieme con il rinnovato coraggio di sottoporle a prova.
E dobbiamo costantemente incoraggiare noi stesse e incoraggiarci a vicenda a tentare le azioni eretiche che i nostri sogni implicano, e che tante delle nostre vecchie idee discreditano.
In prima linea del nostro movimento per cambiare, solo la poesia allude alla realizzazione della possibilità. Le nostre poesie formulano le implicazioni di noi stesse, ciò che sentiamo dentro e che osiamo rendere reale (oppure accordare all’azione), le nostre paure, le nostre speranze, i nostri più nutriti terrori.
Perchè all’interno di strutture di vita definite dal profitto, dal potere lineare, dalla de-umanizzazione istituzionale, i nostri sentimenti non erano destinati a sopravvivere. Tenuti in giro come inevitabili aggiunte o piacevoli passatempi, dai sentimenti ci si aspettava che si inginocchiassero davanti al pensiero, cosi’ come dalle donne ci si aspettava che si inginocchiassero davanti agli uomini.

Ma le donne sono sopravvissute. Come poete.

E non esistono nuove sofferenze. Le abbiamo già sentite tutte. Abbiamo nascosto questo fatto nello stesso luogo dove abbiamo nascosto il nostro potere. Essi affiorano nei nostri sogni, e sono i nostri sogni che indicano la via per la libertà. Questi sogni sono resi realizzabili tramite le nostre poesie che ci danno la forza e il coraggio di vedere, di sentire, di parlare, e di osare.
Se ciò che abbiamo bisogno di sognare, per muovere i nostri spiriti più profondamente e direttamente verso e attraverso la promessa, viene sminuito come un lusso, allora rinunciamo al cuore – alla fonte – del nostro potere, del nostro essere donna; rinunciamo al futuro dei nostri mondi.
Perchè non esistono nuove idee. Ci sono soltanto nuovi modi di farle sentire – di esaminare cosa sembrano queste idee vissute di domenica mattina alle sette, dopopranzo, durante l’amore sfrenato, facendo la guerra, partorendo, piangendo la nostra morte – mentre soffriamo per le vecchie brame, combattiamo i vecchi ammonimenti e le paure di restare silenziose e impotenti e sole, mentre saggiamo nuove possibilità e forze.

Da Black Mother Woman
Traduzione: Rosanna Fiocchetto.

Corsivo mio, per me.

 

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