Some dance to remember, some dance to forget

Ecco qui. Persino quando ridi, collezioni baci, proclami,
qualcuna da dentro scava quel pozzo. Lo chiami pozzo,
ti sei convinta di trovarci acqua, o forse è per la lingua
che si ripete nelle sue parole, forse per questa stanchezza
che già tanto se ti concede di battere i soliti tasti.
Qualcuna scava ed ogni volta scava meglio e, incredibile vero?
Trova. Trova resti di scritti fossilizzati, bambole ammuffite,
un occhio nero bruciato, un cuore finto che batte.
Tu, come una gatta raccogli, raccogli e metti da parte
nel tuo angolo sotto le margherite, queste vecchie buste di plastica,
questi trofei, piccoli pezzi di legno, delle matite.
E te le mostri, le sfoggi a te stessa, orgogliosa, sorridente.
E’ felice l’atto del trovare anche fosse poco più di niente;
una felicità di ragazzina squartatrice, che regala a se stessa
i resti di un naufragio che canta dall’abisso degli anni lo stesso dolore.
E piangi ti è insopportabile anche solo la vista .
Ma ti ricali. C’è troppo da raccogliere nel pozzo per una giovane avventuriera.
Una miseria di piccoli oggetti che reclamano la luce.
Che sanno di urla, scoppi, fuoco, calci, abbandoni, sangue, bruciore, ematomi.
Che sanno di vecchio, quell’odore di muffa, che speri ti abbandoni.
E’ rischioso ma, come si dice? E’ un lavoro che qualcuna dovrà pur fare…

Chi coraggiosamente raccoglie e trasforma e chi perde le forze sei tu.
Ascoltami: è facile amare l’albero in primavera.
So che mi capisci.

Veronica Pinto

Dall’inferno a tutto volume

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