Ad occhi chiusi. Ti vedi da dietro, vicina.
La tua nuca, nera pesante e qualcosa come le tue guance
di lato, in luce.

Alzi con le mani la tua collana, c’è un piccolo specchio.
Non vedi le mani, continui a vedere solo il nero e bianco di prima
ma dallo specchio, ti appari.

Il corpo, sdraiato immobile, sussulta. Ti percorre una scossa.
Hai paura. Fai buio. Stringi e respingi.

L’immagine esce dallo specchio, vola. Ti provoca, o meglio,
provoca l’immagine di te che la guarda e non la vuol vedere.
Ti viene vicina, ti vola addosso, vuole entrare.

Resti ferma mentre il corpo dentro freme.

Resti ferma nell’immagine e ferma nel reale.
Sei un concentrato di fermezza, decisa a non farla passare.
Ma lei insiste. Ti gira intorno.

Quando si avvicina, il corpo la sente, ha i brividi, arrossisce, va in febbre.
Ti trattieni ma hai paura. Poi decidi: Ora.
E’ il momento, attacca!
Le afferri un sopracciglio con la bocca e glielo strappi. Soddisfatta, bestiale.
Sarà morta o volata altrove.

Ma l’immagine di te non sanguina né sente dolore.
Si trasforma. Si fa due sopracciglia farfalle che continuano a volare, e ronzano
e ti tubano vicino agli occhi, ti fanno le fusa. -Non capisci? Ti vuole.-
Finché entrano. Rapidissime. Ed è un’esplosione.

Il tuo corpo, sdraiato immobile, sussulta. Ti percorre una scossa.
Ti s’è innervata una piccola parte d’anima.

Veronica Pinto
2016

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