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In guerra. Quelli che calcolano il particolare grado di pericolo di ogni fronte. “Era il mio più esposto”. Continuano a stabilire gradazioni nell’avvilimento universale. E’ così che ne escono.

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Baudelaire: “Nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo ci si è dimenticati di due diritti: il diritto di contraddirsi e quello di andarsene.”
Id. “Esistono allettamenti talmente potenti che non possono non essere virtù.”

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Madame du Barry sul patibolo: “Ancora un minuto, signor carnefice.”

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A Corinto due templi vicini: quello della violenza e quello della necessità.

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E’ sbalorditivo constatare con quanta facilità crolli la dignità di certi individui. Ma, a pensarci bene è normale, poiché tale dignità essi riuscivano a conservarla solo grazie a sforzi incessanti contro la propria natura.

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Ci si chiedeva dov’era la guerra, che cosa c’era in essa di ignobile. E ora ci si accorge che si sa dov’è, che la si ha in sé, che è, soprattutto, questo impaccio, quest’obbligo di scegliere che li spinge a partire col rimorso di non essere stati abbastanza coraggiosi d’astenersi, o ad astenersi col rimpianto di non condividere la morte con gli altri.

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All’alba dell’epoca moderna: Tutto è consumato? E va bene, incominciamo a vivere.

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Léger. La sua intelligenza -la sua pittura metafisica che ripensa la materia. Strano: quando si ripensa la materia, la sola cosa che resti è proprio quella che ne costituiva l’apparenza, il colore.

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Un condottiero, con ogni probabilità a Siena, salva la città. Chiede tutto. Ragionamento dei cittadini: “Niente sarà mai per lui ricompensa adeguata, neppure il potere supremo. Uccidiamolo. Dopo lo adoreremo.” E così fu fatto.

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C’è ancora chi confonde l’individualismo con il gusto della personalità. Significa confondere due piani: il sociale e il metafisico. “Voi vi disperderete.”
Passare di vita in vita significa non avere una fisionomia propria. Ma avere una fisionomia propria è un’idea particolare a una certa forma di civiltà. Ad altre può sembrare la peggiore delle disgrazie.

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Ciò che sbarra la strada fa fare strada.

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Canto X dell’Iliade. Questi capi perseguitati dall’insonnia, dalla disfatta insopportabile, che si rigirano, vagano, si amano, si riuniscono e tenteranno un’avventura, una sortita contro il nemico per “fare qualcosa”.

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C’è sempre una filosofia per la mancanza di coraggio.

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“Quando una crisi mi aveva costretto a restare parecchi giorni e parecchie notti di seguito non solo senza dormire, ma senza sdraiarmi, senza bere e mangiare, nel momento in cui la spossatezza e la sofferenza diventavano tali che temevo di non poterne più uscire, pensavo a quei viaggiatori gettati sulla spiaggia, avvelenati da erbe malsane, tremanti di febbre negli abiti inzuppati d’acqua di mare, che tuttavia si sentono meglio nel giro di due giorni e riprendono a caso il loro cammino, alla ricerca di abitanti qualsiasi che possono anche essere antropofagi. Il loro esempio mi rafforzava, mi restituiva la speranza, e mi vergognavo di aver avuto un momento di scoraggiamento.” ( Sodoma e Gomorra)

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Sentimento inverso di quello di Proust: davanti a ogni città, a ogni nuovo appartamento, a ogni individuo, a ogni rosa e a ogni fiamma, meravigliarsi della loro novità pensando a ciò che ce le renderà abituali, cercare nell’avvenire la “familiarità” che ci daranno, partire alla ricerca del tempo che non è ancora venuto.

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“Si difenda” dicevano i giudici.
“No,” disse l’imputato.
“Perché? Deve farlo.”
“Non ancora. Voglio che vi assumiate tutta la vostra responsabilità.”

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[…]Per questo la creazione umana, fatta partendo dal mondo, finisce sempre per rivolgersi contro il mondo[…] Sono l’arte e l’artista che rifanno il mondo, ma sempre con un pensiero riposto di protesta.”

 

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L’inclinazione più naturale dell’uomo è di rovinarsi e di rovinare con sé gli altri. Quali sforzi smisurati per essere soltanto normale! E quale sforzo ancora maggiore per chi ha l’ambizione di dominarsi e di dominare lo spirito. L’uomo di per sé non è nulla. E’ solo una possibilità infinita. Ma è il responsabile infinito di questa possibilità. L’uomo di per sé è portato a diluirsi. Ma basta che prevalgano la sua volontà, la sua coscienza, il suo spirito d’avventura, e la possibilità comincia a crescere. Nessuno può dire di avere mai raggiunto il limite dell’uomo. Me lo hanno insegnato i cinque anni che abbiamo passato. Dall’idiota al martire, dallo spirito del male al sacrificio senza speranza, non una testimonianza che non sia stata sconvolgente. Tocca a ognuno di noi sfruttare in se stesso la più grande possibilità dell’uomo, la sua virtù definitiva. Il giorno in cui il limite umano avrà un senso, si porrà il problema di Dio. Ma non prima, mai prima che questa possibilità sia stata vissuta fino in fondo. Non c’è che un fine possibile per le grandi azioni, ed è la fecondità umana. Ma prima di tutto diventare padroni di se stessi.

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La tentazione più costante, quella contro la quale non ho mai cessato di condurre una lotta estenuante: il cinismo.

*L’amore è ingiustizia, ma la giustizia non basta.

* Tutta la mia opera è ironica.

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