nizar-qabbani

Sul sito del Centro Studi e Ricerca di Orientalistica una recensione de “Le poesie più belle” di Nizar Qabbani.    Qui il sito
Sotto, un mio esercizio di traduzione senza nessuna pretesa, ogni suggerimento è benvenuto.

Jogging

We stood in columns
like sheep before slaughter
we ran, breathless
We scrambled to kiss
the shoes of the killers. . . .
They stole Jesus the son of Mary
while he was an infant still.
They stole from us the memory of the orange trees
and the apricots and the mint
and the candles in the mosques.
In our hands they left
a sardine can called Gaza
and a dry bone called Jericho.
They left us a body with no bones
A hand with no fingers.
After this secret romance in Oslo
we came out barren.
They gave us a homeland
smaller than a single grain of wheat
a homeland to swallow without water
like aspirin pills.
Oh, we dreamed of a green peace
and a white crescent
and a blue sea.
Now we find ourselves
on a dung-heap.

Incolonnati
come pecore prima del macello
abbiamo corso, senza fiato
ci siamo dimenati come pazzi per baciare
le scarpe degli assassini…
Ci hanno rubato Gesù, il figlio di Maria
quand’era ancora in fasce.
Si sono presi dai nostri ricordi gli alberi di arance
e le albicocche e la menta
e le candele nelle moschee.
Tra le mani ci hanno lasciato
una scatola di sardine, Gaza
e l’osso spolpato che chiamano Gerico.
Ci hanno lasciato un corpo senza ossa
una mano senza dita.
Siamo usciti
da questa relazione segreta a Oslo
aridi, desolati.
Quello che ci hanno dato è una patria
più piccola del più piccolo chicco di grano
una patria da mandare giù senz’acqua
come un’aspirina.
Oh, avevamo sognato una verde pace
e una bianca luna crescente
e un mare blu.
E ci troviamo ora
sopra a un mucchio di sterco.

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