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[…]Mi si creda quindi quando dico che non la ragionevolezza mi induce a pensare che, se staremo insieme, sarà così solo in seguito ad una riflessione veramente libera. Ma proprio perché non ho neanche un pizzico di quella oscura qualità, così altamente stimata e riverita in questo mondo irrazionale (è peraltro piuttosto stupefacente come questo mondo irrazionale si basi proprio sulla ragionevolezza), proprio per questo quindi non sono in grado di pormi alcun limite, non voglio pormelo. Non è parte del mio mondo. Se sento il Tuo bacio,voglio essere baciata ancora e penso che vada bene così.

In questo periodo sono stata molte volte felice con Te -solo lo sono sempre di più- non è normale, ma continua a crescere, penso di non essere mai stata così felice come oggi, così felice come passando per la spianata di Letnà, facendo spese, telefonando dalla posta con la certezza che mi stai aspettando, dopo essere andata via da Holesovice, quando non riuscivo a staccarmi da te e sapevo che Tu non riuscivi a staccarti da me, in birreria dove eravamo andati con la scusa di una birra e di una limonata, in tram, nel momento in cui mi salutavi con la mano, forse sono matta e forse sono io questa volta a essere insopportabilmente “sentimentale”, ma non ci posso fare niente, per tutto questo tempo sono stata follemente e spensieratamente e tranquillamente e splendidamente felice. E lo sono anche adesso nonostante Tu non sia qui e nonostante che se Tu fossi qui, starei a scrivere la mia novella e Tu staresti seduto di fronte o accanto o in qualsiasi altro posto, ti occuperesti delle tue cose e sarebbe bene, sarebbe ottimo e sarebbe veramente  un essere a casa, così come mi immagino l’essere a casa e come lo voglio e ne ho bisogno.

Ma nonostante non sia così e nonostante Tu sia da qualche parte spaventosamente via, nonostante ciò sono felice, soltanto che non sono potuta rientrare a casa e cominciare a trafficare come se niente fosse, giusto per fare qualcosa, così ho cominciato a scrivere una lettera che non ha nessuno scopo né senso, con la quale non voglio dire né risolvere nulla, penso proprio di non doverlo spiegare, lo capirai senz’altro e non Ti darà fastidio. Ci troveremo probabilmente ancora spesso nella situazione di dover decidere qualcosa, e va bene, non si riesce a evitare neanche nel socialismo. Probabilmente spesso saremo però anche nella situazione in cui faremo le cose solo così, per la gioia di farle, per una sensazione di felicità o chissà per che diavolo di ragione, insomma proprio così come sto scrivendo ora.

Non puoi sapere quanto sono orgogliosa ( è una tendenza che ho sempre avuto, come forse sai) né come sono infinitamente orgogliosa del fatto di averTi, del fatto che mi ami(perché credo che Tu mi ami) del fatto che Ti amo io, di come sei e di chi sei. Dico sul serio, Zbynek, molto più sul serio di quel che riesci a immaginare. Dire che Ti stimo sarebbe sì la verità, ma non tutta la verità, solo un pezzetto. Ma è ancora diverso, è la sicurezza della Tua irripetibile eccezionalità a essere fonte del mio orgoglio. Non ammiro il tuo intelletto, lo considero ovvio, quello va bene. Ma quello che mi eccita quasi fisicamente è la fantastica miscela di intelletto e irrazionalità logica fino al delirio, quella poesia filosofica della quale abbiamo parlato un po’ oggi, la cui portata va molto più lontano, oltre i limiti di ciò di cui abbiamo parlato oggi. Perché in realtà non esistono le due cose una accanto all’altra – la filosofia e la poesia – in realtà, è dalla loro  unione che si forma una terza cosa il cui valore non è oggi ancora comprensibile.

Non c’è errore più grande della tua paura della ciarlataneria, anche se è del tutto comprensibile. Nasce dal pregiudizio che sostiene che la filosofia è il risultato tedioso dell’erudizione e la poesia un lavoro diligente atto a costruire il ruolo ereditario della nazione. Né l’una né l’altra cosa corrisponde a verità, la filosofia erudita è infatti buona in ambito accademico e per i cervelli sterili della gente che in essa cerca una giustificazione della propria nullità e la poesia laboriosa è una affaticata assurdità per antologie di lettura, una affaticata assurdità per eccitare le insegnanti di economia domestica che tentano così di addolcire il proprio destino, peraltro abbastanza amaro. Posso capire che non è facile liberarsi di questi pregiudizi, ma ciò nonostante vorrei dirTi che liberarTene è un dovere per Te; altrimenti diventerebbero una palla al piede che Ti inchioderebbe alla schiavitù dell’ essere servo, infatti essi determinano la dipendenza e la relazione con cose con le quali la poesia e la filosofia non possono avere a che fare.

Tali pregiudizi sono infatti solo a un passo dall’idea che la filosofia deve avere un’utilità e che la poesia deve rendere felici, a un passo dalla terrificante situazione in cui entrambe perdono il senso che hanno di per sé e si comincia a attribuirgli mille sensi differenti, cominciano a inquinarsi di quel servilismo di cui parlo, e che è la peste di questo secolo e forse di molti secoli del passato. Cominciano a inquinarsi in modo tale che in ultimo perdono definitivamente qualsiasi senso. Chissà per che diavolo la maggior parte della gente che si occupa di produrre poesia pensa che debba servire a qualcuno o a qualcosa, perché questa gente va a cacciarsi in una situazione assurda a tal punto che scrive per persone delle quali non gli importa nulla, e alle quali con i soldi guadagnati non offrirebbe neanche un bicchierino di rum, ma che tuttavia vogliono a tutti i costi rendere felici con i propri elaborati. Grazie a questo stato di cose, da una parte si guasta la poesia dall’altra ne vengono guastati i beneficiari, ai quali viene inculcato a forza nella testa che la poesia, creata da uno con il quale non resisterebbero allo stesso tavolo neanche per mezz’ora, questa poesia procurerà loro sensazioni inattese e la felicità stracotta e distillata di una emozione culturale. […]

Continuerà

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