Le lascio correre così senza pensare salto frasi cerco il finale
me le tengo in bocca assaporo il suono le canticchio:
gli do il mio tempo levo le rime aggiungo punti.

Gli faccio dire altro: come devono. Quello che mi serve.

Mi dicono cose importanti mi fanno un sorriso largo interno
mi aprono prendono e lasciano lì a non sentire nient’altro.
Fanno domande mi stancano mi snervo, estraneo
le guardo come se non le stessi guardando
mi dissocio: Non sento neanche niente, non ti vedo proprio.

Trovo l’enigma la chiave la soluzione trovo l’ingegno
per trovare la chiave per sciogliere l’enigma
e dispero. Non capisco. O forse lo stile? O: chi ti credi di essere?
Me ne frego del poeta del letterato
vedo l’inghippo la stortura il basso dietro e il peggio
la finzione: Stai mentendo, lo vedo.

Piango rido trattengo il respiro e ripeto
una riga una frase la pausa nel detto
ti ho scoperto, mi hai scoperto. E mi guardo.

Lunghi applausi crepitano nelle mie mani ferme
quando qualcosa diventa atto
e sento gridare ciò che è scritto.
Credo sia importante necessario credo che si debba dire
ed è lì bello che detto e allora bravo bravo!
Alla francese, mi commuovo: magnifica l’umanità
meravigliosa, bravo! Ci vuol coraggio ci vuol pazienza ci vuole forza.
Stringimi le mani.
Sei lontana o morta, poco importa, stringimi le mani.

Si fanno leggere, sempre le stesse per giorni e giorni
trenta quaranta, mi fanno credere qualcosa
poi passano come le immagini
mi ricordano il tempo: Mi hai ingannata.
Voglio quel senso, me l’hai promesso.

Mi costringo mi forzo affatico gli occhi affatico la mente
cerco e decido di smettere: Basta, ti ho dato troppo vienimi incontro.

E ho bisogno di trascriverle di buttarle giù a penna, allora:

Controllo la punta della penna controllo il foglio
Controllo le lettere che si imprimono sul foglio
e lascio altrove la punteggiatura intere frasi titoli e autori.
Strappo tutto e so che ricomincio.

Veronica Pinto

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