Perchè -mi chiedevo- sono tanto ma proprio tanto inferocita con la gente che fa discorsi similfilosofici, quasipoesia, pseudoletteratura, sull’ineluttabilità del disastro psichico e fisico della persona adulta che ha vissuto abusi da bambin*? Perché mi ci viene la bestia? non mi scivola? mi chiedevo ‘sti giorni.  E la risposta è molto semplice: perché l’ho pensato anch’io, di me, per anni. Ho vissuto dicendo a me stessa che era andata, che ormai ero tarata, che non avrei mai potuto essere felice, amata, che non sarei stata in grado di amare nessun*, che mi sarebbe venuta, che ne so, l’ulcera stratosferica, il polmone raggrinzito, come minimo.

Vorrei dire Signor*  che questo è quello che i vostri discorsi di merda fanno. Ed ecco perché mi avveleno tanto, perché decostruire ‘sta roba non è uno scherzo, c’è da sputare sangue. Per anni. E quando un* ce la fa, ce la mette proprio tutta, perché sì la VojadeVive è impietosa e la gioia “di sbarazzarsi di quel ratto pestilenziale che ci abita dentro” (A. Sexton) è più forte di qualsiasi ricordo spietato, non vorrebbe ecco -come dirlo in maniera delicata- non vorrebbe che il mondo glielo ficcasse sempre di nuovo in corpo.

Le persone che hanno vissuto infanzie e adolescenze dolorose e bestiali se lo mangiano tutto il vostro schifo profetico, i vostri anatema sull’infelicità, le vostre poesiole pietose su* bambin* perdut*.  E non vorrei dire: ma come minimo c’abbiamo altro da fare, vivere la nostra vita per esempio, giocarcela anche un po’, come vogliamo noi, come tutt*. Con le nostre imperfezioni, entusiasmi, deliri anche, senza dover ogni volta essere riportat* a forza all’inferno, di cui parlate tanto, e che noi abbiamo vissuto.

Quindi di grazia BASTA.

VP

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