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Le 5 stanze

La "mia" poesia e la "mia" e la "mia". L'epoca e le sue poemie. P.Celan

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Scritti o no di altri

Barthes, Frammenti di un Discorso Amoroso

 

Roland-Barthes

 

[WINNICOTT: “”La Crainte de l’effondrement”, 75]. Ma “la paura clinica del crollo è la paura d’un crollo che è già stato subito (“primitive agony”) […] e vi sono dei momenti in cui un paziente ha bisogno che gli si dica che il crollo la cui paura mina la sua vita è già avvenuto”. Lo stesso avviene, a quanto sembra, per l’angoscia d’amore: essa è la paura di una perdita che è già avvenuta, sin dall’inizio dell’amore, sin dal momento in cui sono stato stregato. Bisognerebbe che qualcuno potesse dirmi: “Non essere più angosciato, tu l’hai già perduto(a)”.

 

ANNULLAMENTO. Accesso di linguaggio durante il quale il soggetto giunge ad annullare l’oggetto amato sotto il volume dell’amore stesso: con una perversione propriamente amorosa, il soggetto ama l’amore, non l’oggetto.[…] Basta che, in un lampo, io veda l’altro nelle vesti d’un oggetto inerte, come impagliato, perché trasferisca il mio desiderio da questo oggetto annullato al mio stesso desiderio; io desidero il mio desiderio, e l’essere amato non è più che il suo accessorio.Mi esalto al pensiero di una così nobile causa, che non tiene nel minimo conto la persona che ho preso a pretesto (questo è almeno quanto mi dico, felice di potermi innalzare sminuendo l’altro): io sacrifico l’immagine all’Immaginario. E se un giorno dovessi decidermi di rinunciare all’altro, il violento lutto che mi colpirebbe sarebbe il lutto dell’Immaginario: era una struttura cara, e io piangerei la perdita dell’amore, non già la perdita di questa o quella persona. Continue reading “Barthes, Frammenti di un Discorso Amoroso”

Jana Černá, Lettera. Parte Seconda

 

Continua da qui

[…]Mi si creda quindi quando dico che non la ragionevolezza mi induce a pensare che, se staremo insieme, sarà così solo in seguito ad una riflessione veramente libera. Ma proprio perché non ho neanche un pizzico di quella oscura qualità, così altamente stimata e riverita in questo mondo irrazionale (è peraltro piuttosto stupefacente come questo mondo irrazionale si basi proprio sulla ragionevolezza), proprio per questo quindi non sono in grado di pormi alcun limite, non voglio pormelo. Continue reading “Jana Černá, Lettera. Parte Seconda”

Jana Černá. Lettera.

 

Da “In culo oggi no” Prima parte

Caro, caro, caro, e insomma, ecco, dunque, per quel che ne so, ho preso in prestito questa macchina per poter assicurare, scrivendo, la base materiale di sussistenza per i bambini, per noi, insomma per tutti, e adesso invece eccomi qui a scrivere una lettera d’amore -c’è qualcosa da qualche parte che non funziona – o forse al contrario tutto è in perfetto ordine, solo che poi è una situazione di merda in un altro senso, e quindi non c’è scelta.
Sento però i Tuoi baci ancora sulle labbra -dirla in modo più banale forse neanche si può, ma è così e io sono già abbastanza in là con gli anni per non dover evitare le banalità. Abbastanza in là con gli anni e abbastanza innamorata -perché oltre a tutto ciò di cui abbiamo parlato e che riguarda noi, sono anche innamorata-lo scopro alla mia età con uno stupore un po’ divertito, ma siccome il mondo davvero non è credibile neanche un po’, lo prendo come un dato di fatto. Continue reading “Jana Černá. Lettera.”

L’Inquilino

“Stella, mi stavo chiedendo: un dente è parte di noi stessi vero? come un pezzetto della nostra personalità?
Una volta ho letto da qualche parte che un uomo aveva perso un braccio in un incidente e volle farlo seppellire in un cimitero. Le autorità glielo proibirono, il braccio fu cremato. Tutto qua. Mi domando: se hanno rifiutato di dargli le ceneri -se è così-, con quale diritto?

Dimmi: in quale preciso momento un individuo smette di essere quello che crede di essere?
Mi tagli un braccio, bene, io dico: me e il mio braccio. Mi tagli anche l’altro braccio, io dico: me e le mie due braccia. Togli il mio stomaco, i miei reni -ammettendo che sia possibile- io dico: me e e il mio intestino.
-Segui vero?-
Ora, se mi tagli pure la testa che cosa direi? me e la mia testa o me e il corpo? che diritto ha la mia testa di chiamarsi me, che diritto?”

Da “L’inquilino del terzo piano”, Polanski 1976, tratto dal romanzo di Roland Topor

E quanto ci è caro e facile non vedere, soprattutto nelle relazioni con L’AltrA, che in Noi abita un inquilino dubbioso e fragile, che ci spinge a tagliare, strappare, togliere parti di noi stesse come fossero denti, intestini, teste? Anestetizzate al dolore dell’anima, Continue reading “L’Inquilino”

Monologo del Non So

Mariangela Gualtieri

 

Io non so se questa mia vita sta spianata su un

buco vuoto. Non so se il silenzio che indago
é intrecciato alla mia sostanza molle.
Io non so se quello che cerco e ho cercato e
cercherò, non so se quello che cerco
é un insulto a quel vuoto.
Non so se questo fatto di non avere Continue reading “Monologo del Non So”

Balestrini, Empty Cage

[…]L’uso assicura il non ordine la libertà l’istante è sempre una rinascita ogni ripetizione deve provocare un’esperienza del tutto nuova il significato è l’uso non solo non lo voglio ma voglio distruggere il potere il mondo non è diventa si muove cambia ciò che conta è ciò che avviene

comunicare è sempre imporre qualcosa lasciando alle cose la libertà di essere ciò che sono

frantumare la loro linearità! Continue reading “Balestrini, Empty Cage”

Nizar Qabbani

nizar-qabbani

Sul sito del Centro Studi e Ricerca di Orientalistica una recensione de “Le poesie più belle” di Nizar Qabbani.    Qui il sito
Sotto, un mio esercizio di traduzione senza nessuna pretesa, ogni suggerimento è benvenuto.

Jogging

We stood in columns
like sheep before slaughter
we ran, breathless
We scrambled to kiss
the shoes of the killers. . . . Continue reading “Nizar Qabbani”

Built then Burnt (Hurrah!Hurrah!)

 

Dear brothers and sisters
Dear enemies and friends
Why are we all so alone here?
All we need is a little more hope
A little more joy
All we need is a little more light
A little less weight
A little more freedom

If we were an army
And if we believed that we were an army
And we believed that everyone was scared
Like little lost children in their grown-up clothes and poses
So we ended up alone here
Floating through long wasted days
Or great tribulations
While everything felt wrong

Good words, strong words
Words that could’ve moved mountains!
Words that no one ever said
We were all waiting to hear those words
And no one ever said them
And the tactics never hatched
And the plans were never mapped Continue reading “Built then Burnt (Hurrah!Hurrah!)”

Giovanna de Carli, Poesie

 

letizia-battaglia

Foto: Letizia Battaglia

 

#
Se fossi stata una bambina tutta vestita di bianco
in una casa tutta dipinta di bianco
e candidi grembiuli e vetrate su un giardino candido di gelsomino
e bianche tende alle finestre
e mille bambine bianche alle mie feste
e bianchi tappeti per bianche scarpine
le giornate fatte solo di mattine
se ci fosse stato del candore
se un filo bianco avessi portato al cuore
se fossi stata pura
se fossi stata lieve
se fossi stata una bambina di neve
se nella mia culla fosse entrato il vento
sarei stata.
Almeno per un momento sarei nata Continue reading “Giovanna de Carli, Poesie”

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